Tempi di psicologia?

Negli ultimi mesi ho letto tantissimi articoli di psicologia.

Sentivo dentro qualcosa che sbuffava e imprecava distraendomi e bloccandomi, credo non sapesse quali domande mettersi addosso per mettere piede fuori dalla mia testa e la vedevo star lì ore e ore allo specchio a provarsi parole su parole perché non si piaceva mai.

Avere delle domande belle, forti e sicure di sé invece è già un gran bel punto di partenza. Poi la curiosità fa il resto. Ecco perché spesso e volentieri mi sono trovata sul web in cerca di spiegazioni, di nomi. Un concetto tirava l’altro e per ogni risposta mi appuntavo mentalmente altre due o tre cose da ricercare.

Ho capito verso quali pericolose deviazioni mi avevano spinta le circostanze. Ho capito quali conseguenze avevano avuto su di me i dolori e le sofferenze degli altri. Avevo fatto miei limiti e problemi di altri. Pian piano ho preso a pulire la mente e il cuore, ma pulire davvero, con acqua e stracci, a rimuovere strati di credenze, paure che nemmeno sapevo se fossero davvero mie. Vedevo riaffiorare desideri, colori e voglia di fare.

Ci è voluto tempo, si. Quel che è stato il presente, il quotidiano per tanti anni era diventato un bagaglio e anche molto pesante da dover sistemare da qualche parte prima di riprendere il viaggio. Ovviamente l’ho capito dopo. All’inizio mi sentivo anche in colpa perché continuavo a trascurare i miei impegni e a non fare grandi passi avanti.

Tra tutte ce n’è una di domanda che continua a mettersi di traverso sulla mia strada, mi ferma affinché le dia attenzione. Quando si vede qualcuno soffrire, in tutti i modi, e poi morire si apre una porta su un abisso, si salta su un diverso livello di percezione della vita. Intanto però gli impegni che hai lasciato sulla scrivania si sono impolverati e ti stanno aspettando. Formule, definizioni, centinaia di pagine di roba che non ti aiuteranno a trovare un senso a quel che è successo e che all’improvviso trovi incredibilmente inutili e stupide, a meno che, ovviamente, tu non sia ancora una studentessa che vive tra casa, università, amici e nient’altro. Come si torna sulla Terra, come ci si infila di nuovo nella normalità? Come si ritrova la speranza nel futuro? Ci riesco se riesco a non pensarci. Però non è una risposta.

Insomma oggi si può imparare tanto su se stessi. Mia madre o mia nonna di certo non avevano i mezzi ma nemmeno ci avrebbero mai pensato a fare introspezione, a leggere di Io, Es e Super-Io, di sindromi, interiorizzazioni, personalità e precarietà emotiva. Lo trovo estremamente importante. E’ una grande opportunità per non cascare negli stessi meccanismi, comportamenti autosabotanti e vivere con più consapevolezza e protagonismo la propria vita.

L’insolita domanda dei recruiter di Coca-Cola

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Questo pomeriggio sbirciavo su Facebook in cerca di spunti più o meno interessanti di distrazione mentre studiavo per il prossimo esame, ho ignorato gli articoli ormai quotidiani sulle povere e imbarazzanti dichiarazioni di Salvini e mi sono imbattuta su un articolo di Business Insider davvero curioso.

Parla di una domanda insolita che viene posta ai candidati che si presentano ai colloqui di lavoro alla Coca-Cola. Nel tentativo di trarre dalle persone che aspirano a diventare dei dipendenti della loro azienda risposte non costruite e che mettano in risalto le loro vere qualità, pescando dalle loro migliori esperienze di vita, i recruiter al posto di chiedere qual è il tuo peggiore difetto pongono la stessa domanda ma in modo un po’ diverso. In particolare:

“In che modo le persone si possono fare un’idea sbagliata di te, e cosa fai rispetto a quest’impressione?”

Questa domanda mi ha incuriosita e divertita ma non sorpresa. Anzi. Mi sono resa conto che in realtà questa cosa me la chiedo praticamente ogni giorno.

Credo fermamente nel cercare di diventare la migliore versione di se stessi e farlo per se stessi e non per gli altri. Si sta meglio poi anche con gli altri, si, ma è un effetto, non la causa. Non mi pongo questa domanda per trovare il modo di piacere a qualcuno e anche volendo si tratta di una ricerca lunga e inutile perché si sa, non si può piacere a tutti, ma soprattutto chi critica spesso lo fa perché in un modo o in un altro deve dire la sua, perfino se si trattasse di stra-giurare che la Terra in realtà sia piatta.

E proprio da questo nasce la mia curiosità. Le persone, per quanto tu possa spiegare, mostrare e dimostrare, vedono il mondo a modo loro. Una cosa dalla quale non si può assolutamente prescindere è il fatto che ognuna di esse osservi la realtà attraverso i propri personalissimi filtri che stanno lì a causa di esperienze, scelte, cose imparate e cose volutamente ignorate o soltanto sfuggite. Nella realtà sono compresa anch’io.

Vengo osservata attraverso i loro occhi. Che non sono i miei e nemmeno quelli di chi ha imparato a conoscermi. I loro occhi. Solo e soltanto loro. 

Ecco che la domanda posta dai tizi della Coca-Cola ha un senso ben preciso. E forse è la prima volta che anch’io cerco di rispondere alla mia domanda sul serio e senza divagare dal perché ho litigato con Caio a cosa ho mangiato l’altro ieri a colazione.

Persone che si sono fatte un’idea sbagliata di me ce ne sono eccome. Perfino alcuni miei parenti. Persone a cui ho voluto bene e di cui adesso non so più nulla. Altre di cui mi importa meno del sapere cosa effettivamente ho mangiato a colazione due giorni fa. Ci sono poi persone che non ho fatto in tempo a conoscere, superficiali e senza forma come la schiumina che sta sul caffé che dovevamo prendere insieme e poi, boh. E vengono a dirmi ma tu non mi conosci. No, infatti, no, non vi conosco, però non siamo pari. Io ci ho provato. Voi no. Il naso fuori dal vostro cerchio magico dell’io-sono-fatto-così non lo mettete nemmeno per sbaglio.

Sono arrivata al punto che le persone possono sbagliarsi su di me per motivi completamente indipendenti da… me. 

A volte invece sì, è colpa mia. Colpa delle insicurezze che mi assalgono e mi si parano davanti arrivando prima della vera me e che mi trasfigurano in qualcosa che non sono. Distorcono l’idea che io ho di me, figuriamoci quella che può farsi chi mi conosce in quel momento. Un modo diverso di dire che l’insicurezza è un mio difetto. E non posso che imparare a volermi più bene, ma anche a ricordare tutte le volte che invece sono stata davvero il meglio che potevo essere in quel momento.

I tipi della Coca-Cola ci hanno preso. Questa domanda davvero ti fa attingere da te stesso, da ciò che di meglio hai nel tuo bagaglio di esperienze per porti nel miglior modo possibile nei confronti di ciò che ancora deve arrivare.

Vi prometto, però, cari recruiter, che se dovessi capitarvi a taglio sul serio cercherò di essere decisamente più sintetica di così.

Short #5

Vorrei soffiare via la nebbia dalle mie risposte e dalla tua pelle e dalle mie mani che si allungano ma toccano ansie informi, oggi, invece che te.

Jonathan Torna, l’Estate Va

foto personale

foto personale

-Ah e poi, la sapevi questa? La leggenda narra che durante l’esecuzione di Mentre dormi le persone si innamorano- dice la mia amica M. ammiccando, pochi minuti prima dell’inizio del nostro terzo concerto di Max Gazzè.

Se la mia estate all’insegna del nonsense si potesse rappresentare con un momento soltanto, ecco, penso che questo sarebbe decisamente il più adatto.

Le rispondo con uno sguardo perplesso. Non che le leggende non mi piacciano, anzi, però per definizione devono contenere almeno un po’ di verità e quella sera sembrava ce ne fosse, divisa in abbracci e baci sparsi un po’ in tutta la platea. La cosa non mi riguardava e amen. Intorno a me erano capitati solo altri sguardi persi più del mio. Tutto bene finché si tratta del solito far finta di niente e sperare per una sera di dimenticare le proprie disavventure sentimentali e divertirsi cheinrealtàbisognastarbenedasolieblablabla. 

Poi, però, la vita decide che in realtà è lei a volersi divertire con me e succede che una coppia chiede ai miei amici di far cambio posto durante Mentre dormi per stare più avanti. Succede che all’improvviso li vedo sparire dietro di me e nemmeno loro capiscono il perché di quella richiesta. Succede che dopo qualche secondo, mentre cerco di ignorare la borsa di lei che mi si conficca nel fianco ad ogni oscillazione del suo a tempo di musica, lui si inginocchia, M. urla, lei porta le mani alla bocca e poi sparisce nell’abbraccio del suo futuro sposo e io li guardo atterrita ripetendo nella mia testa che non è possibile, non proprio lì, in quel momento, affianco a me.

Proprio in un periodo che la mia vita sembra non avere un senso e accadono soltanto fatti come questo come a dimostrare che è proprio così e non posso che stare a guardare le vite degli altri prendere direzioni che nemmeno so se voglio sfiorino anche la mia. Vedo persone abbandonarsi totalmente ad esse e vorrei fermarle una ad una per chieder loro se sanno davvero cosa stanno facendo o “così è capitato” e basta. Vorrei sapere se all’improvviso si sono sentiti come illuminati da una luce che ha reso tutto più chiaro e li ha aiutati a prendere delle decisioni così importanti o si sono aiutati con una torcia e i loro sorrisi stanno lì come dei cerotti a nascondere i lividi che si son fatti camminando al buio.

Mi chiedo se sto sprecando tempo a farmi troppe domande mentre invece dovrei mettere del rossetto ai miei pensieri e lasciarli uscire con le risposte stropicciate e usurate da già troppi altri e che a me fanno solo tenerezza. Quando le incontro vorrei invitarle a sedersi e riprendersi ma non faccio in tempo che qualcun altro le ha già invitate al buffet che si terrà dopo la cerimonia in Chiesa a far fronte alle domande degli invitati, tra foto e pasticcini vari.

14087620_10209216545882123_811011132_oNel dubbio ho aperto un libro, preoccupata ed emozionata allo stesso tempo. Preoccupata perché Il gabbiano Jonathan Livingston mi ha salvata già una volta dieci anni fa e non sapevo che effetto avrebbero avuto quelle parole lette ancora una volta. Emozionata perché Bach ne ha pubblicato un’edizione con un capitolo aggiuntivo, nel quale racconta cosa succede allo Stormo Buonappetito quando Jonathan vola via verso nuovi livelli di consapevolezza da esplorare. Sembra banale eppure… Tra le righe c’ero anch’io, di nuovo. C’erano le mie domande. C’è un gabbiano Anthony che rifugge le convenzioni sociali nate in seguito alla scomparsa di Jonathan, in un’epoca in cui la pigrizia mentale dilaga e la maggior parte dei gabbiani segue alla lettera regole e riti stabiliti dagli antenati, senza più porsi domande e accontentandosi delle risposte di comodo fornite dalla società costruita sulla venerazione di miti e sul potere di pochi. Nessun gabbiano più cerca di imparare a volare davvero ma crede che la salvezza si trovi nell’assecondare credenze che non hanno alcun fondamento, rinunciando alla libertà e alla possibilità di dare davvero un senso alla propria vita. Chi come Anthony rifiuta tutto ciò finisce in depressione, in assenza di veri stimoli, si tiene alla larga dalle imposizioni della società prive di logica e si ritrova solo e triste. Finché un giorno incontra Jonathan e il cerchio si chiude.

Allora penso che l’unica cosa da fare sia non arrendersi. Superare i propri limiti e cercare di migliorare se stessi, di imparare, di provare e sperimentare, anche se ci si ritrova a camminare in bilico sul confine delle cose, mai davvero al loro interno e si cade e ci si fa male sotto gli occhi indagatori di chi pensa sarebbe meglio invece rimettersi in fila con tutti gli altri che però, a furia di accodarsi hanno perso completamente di vista dov’è che si sta andando.

 

 

L’Uomo Dei Sogni (Non Miei)

Out in the fields - crilleb50 deviantart

Out in the fields – crilleb50 deviantart

Qualche notte fa ho sognato Brad Pitt.

Lo so, niente di eccezionale, specie se si pensa a quante donne capita di incontrare nei propri sogni l’uomo perfetto e che nella realtà non esiste o perlomeno è irraggiungibile. Non è niente di eccezionale in riferimento al fatto che in genere nei sogni vanno a realizzarsi cose altamente improbabili, che desideriamo o temiamo segretamente e che durante la notte si mettono in tiro, ripetono il copione e si mettono in scena, come se da qualche parte dietro ai nostri occhi ci fosse una casa cinematografica in crisi, in cui si riciclano battute da momenti vissuti davvero e gli attori si presentano in outfit dal dubbio gusto, risultanti da una mescolanza di stili e capi provenienti dagli armadi di tutta la gente che hai incontrato nella tua vita, mentre a te fanno indossare quella camicia orribile che avevi comprato a 13 anni e il cielo soltanto sa dove si trova adesso. Inside Out docet

Quindi il fatto non sarebbe eccezionale, se non fosse per un piccolo particolare: a me Brad Pitt non è mai piaciuto.

Eh no.

Per di più nel mio sogno si è presentato in versione piacione con almeno venticinque anni in meno, capelli tirati indietro con la gelatina a parte un ciuffo che gli ricadeva sulla fronte, sottogiacca con scollo a v e collana stile Marines. Insomma, un Brad Pitt anni ’90: potrei perfino ammettere che sia più attraente adesso. Per puro caso si trovava in vacanza in Italia nello stesso posto in cui da poco ero arrivata anch’io. Lui non conosceva bene l’italiano per cui mi aveva chiesto di accompagnarlo a fare delle commissioni, tra cui comprare dei fiori (!) per decorare il suo bungalow che gli sembrava un po’ triste e io, evidentemente, non avevo granché di meglio da fare. Immagino che a questo punto siate delusi perché dalle premesse sembrava si trattasse di ben altro tipo di sogno, ma credo che se non fosse stato proprio assurdo al mattino non lo avrei nemmeno ricordato.

Più delle immagini e delle parole, quel che resta di un sogno è la sensazione. Quella che nel frastuono creato da tutte le altre durante il giorno finisce per perdersi perché non è abbastanza limpida e forte da invaderti e costringerti a porti delle domande anche abbastanza serie. Sapersi fare le domande giuste è fondamentale. Condiziona fortemente quella che poi diventa la nostra personalissima ricerca delle relative risposte e la questione oggi è più delicata di quanto sembra. Intorno abbiamo mucchi di risposte. Centinaia di aforismi, perle di saggezza che ci scorrono dinanzi agli occhi ogni giorno aprendo facebook o qualsiasi altro social. Nei supermercati ci sono decine di risposte a bisogni che non sapevamo nemmeno di avere. Distinguere quelle che davvero ci servono dalle altre è difficile, la maggior parte delle risposte a nostra disposizione sta lì perché l’abbiamo trovata, ma non cercata.

Così il mio subconscio ha dovuto tirar fuori un personaggio di cui non mi è mai importato decisamente nulla e creare una situazione davvero assurda per attirare la mia attenzione nel caos emotivo in cui mi sono ritrovata ultimamente. Si perché la sensazione che ho provato, al mattino, è stata quella di aver trascorso del ‘tempo’ con una specie di amico, una persona piacevole e familiare, per cui, al di là di tutte le possibili interpretazioni che avrei potuto dare a questo sogno, la sua assurdità l’ho sentita forte come uno schiaffo in faccia. Un sogno mi ha riportata alla realtà, quella degli esami di coscienza e del silenzio, dell’ascoltarsi e del capire profondamente le proprie sensazioni e sentimenti, delle vere motivazioni che ci sono dietro a gesti e parole. Mi sono resa conto di quanto avessi bisogno di revisionare la mia rotta, perché il vento sembra a favore e le acque sono tranquille, eppure, per diverso tempo mi sono comportata soltanto come se mi trovassi in mezzo ad una terribile tempesta.

Anime Troppo Gemelle

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Avete presente quella strana sensazione di pace e familiarità quando osservate una persona e vi accorgete che … vi somiglia?

Tanto.

Troppo.

L’ho provata. Sul serio. Una sera, mentre tornavo a casa in metro. Ascoltavo la meravigliosa Bareilles, abbracciando come al solito il mio zaino e fantasticavo sulle note che risuonavano solo nelle mie orecchie, come non facevo da tempo. Sto pian piano facendo pace con la musica, finalmente. Osservavo persone e ombre notturne fuori al finestrino. A metà del viaggio un tipo prende posto di fronte a me. Carino, semplice. Sistema la sua borsa nera, semplice, sulle gambe. Prende delle cuffiette, le porta alle orecchie, come avevo fatto io poco prima. Collega l’estremità del filo al cellulare. Il mio stesso cellulare. Prende dei fogli dalla borsa, legge, scuote la testa, annuisce. Li posa e inizia a guardarsi intorno, come stavo facendo io. Intreccia le dita. Di riflesso guardo le mie dita, le tenevo già intrecciate da un po’. Io di qua, lui di là. Immersi in due mondi diversi, isolati e adiacenti.

Ho letto uno di quegli articoli che vanno tanto di moda sul web perché riportano le informazioni in elenchi numerati, per attirare l’attenzione ed essere di facile lettura, e tu apri quando non hai voglia di far niente e le 5 proprietà benefiche del rosmarino di cui nessuno ti aveva mai parlato sembrano più interessanti di qualsiasi altra cosa al mondo in quel momento. Questo qui parlava dell’anima gemella e dei 10 infallibili modi per riconoscerne una. Tra queste c’era “l’impressione di conoscervi da sempre”. Ci sta, effettivamente ed è importante, nonostante abbia più volte dovuto capire che si tratta di una condizione necessaria ma non sufficiente, anzi, rende solo più difficile e doloroso dimenticare qualcuno quando ormai è tutto finito, proprio perché quell’impressione nasce dal profondo e vuol dire che quella persona era già lì da tempo e l’incontro l’ha solo materializzata lì davanti a te.

Cosa accade però se si incontra qualcuno che non solo da’ quell’impressione, ma sembra proprio te? Te, al maschile. Un’anima troppo gemella. Cercavo di immaginare a cosa stesse pensando, quale musica costruisse la bolla che lo circondava, mi chiedevo cosa ci fosse scritto di così importante su quei fogli, dove stesse andando. I miei pensieri però morivano non appena toccavano l’invisibile barriera che ci separava, come se fosse una linea di simmetria in corrispondenza della quale le immagini che si trovano ai suoi lati si annullano a vicenda.

Tra quei dieci punti nessuno spiega che per essere anime gemelle bisogna avere qualcosa di profondamente diverso e opposto che fa vibrare le bolle che ci portiamo intorno fino a creare delle crepe attraverso cui scorrere e toccarsi, per indagare e capire cos’ha l’altro che ci attira in maniera così forte, per risolvere il mistero che ci attrae e affascina come mai nient’altro prima. Insomma, ci si interessa a qualcuno quando si intravede in lui un qualcosa, una sfumatura, un lato che ci appartiene e non si conosce ancora e pur di raggiungerlo ci si avventura spesso, necessariamente, anche oltre i propri limiti. E’ un lavoro che fanno le anime -appunto- ancor prima che le bolle vadano in frantumi, le mani si stringano, i pensieri si intreccino in parole di cortesia. Che sia giusto chiamarle gemelle per quel di più che spinge a cercarsi vestito da desiderio, curiosità, tensione che di notte non fa prendere sonno poi non lo so, perché le anime che a primo impatto ci appaiono tali, in realtà, di gemelle hanno soltanto le domande che portano dentro sé.

Post Giocoso #3: Tag Whatsapp – Contatti Momentanei

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Grazie a scrittore55 per avermi scelta per questo tag un po’ diverso dal solito e intrigante, chissà quante volte è capitato di star lì ad immaginare situazioni del genere ed è l’occasione questa per giocarci un po’ su 🙂

Le regole sono:

– Utilizzare il logo

– menzionare chi ha creato il Tag (mi scusi il creatore/creatrice ma non ho capito chi è)

– inviare i “messaggi e/o immagini”

– nominare 10 blogger ed avvisarli della nomina

Tag: Come vi sentireste se, stasera, aprendo l’App di WhatsApp un insolito messaggio vi avvertisse della presenza di “Contatti Momentanei” a cui sono associati “nomi” e non numeri telefonici, ai quali (dalla mezzanotte al sorgere del sole) sarà possibile inviare un messaggio e/o immagine? Gli “intrusi” sono 10 e sono i seguenti:

1) Una persona di cui hai perso ogni traccia. Le direi che in fondo se ci siamo perse un motivo c’è e non si poteva far altrimenti. Le chiederei come sta, cosa sta facendo adesso e se le è capitato di incontrare qualcuno che abbia scombinato i programmi della sua vita costringendola a seguirlo attraverso strade che neanche immaginava esistessero. Le direi che a me è successo ed è stato rischioso e bellissimo, anche se è qualcosa che assolutamente non mi servirà in nessun curriculum.

2) Un’amica scomparsa. (o amico): Nessuno che sia scomparso in quel senso, quindi passo

3) Un/a parente stretto che non c’è più. Direi ai miei nonni che mi mancano.

4) Qualcuno che può svelarti un segreto del tuo futuro. Di non provarci nemmeno a farsi scappare qualcosa di bocca, mi metterebbe l’ansia.

5) Qualcuno a cui vuoi chiedere “scusa”. Chiederei scusa ad una persona che non sempre riesco a comprendere come vorrei e dovrei. Solo che è difficile e non servirebbe nemmeno whatsapp.  

6) Qualcuno a cui vuoi gridare una verità scomoda! Gli/le direi (si, ci vorrebbe più di una chat) di cercare la fonte del proprio malumore e insoddisfazione tra le proprie scelte di vita, piuttosto che tra quelle degli altri. In breve, di non rompere.

7) Un personaggio del “passato”.  Chiederei a qualche faraone se davvero avevano inventato qualcosa di simile ad una lampadina o se avevano ricevuto visite da navicelle spaziali. Così Giacobbo si metterebbe l’anima in pace e io con lui.

8) Un personaggio del “presente”. Chiederei alla Rowling di scriverci anche un libro sull’ottava storia di Harry Potter che verrà soltanto messa in scena a teatro. Sarebbe anche una bella esperienza, ma ci siamo innamorati di quel mondo attraverso i libri e sarebbe più giusto per i fan di tutto il mondo.

9) Un personaggio del “futuro”. Vorrei sapere da qualcuno se hanno inventato poi il monopattino a levitazione magnetica, così inizio a mettere da parte i soldi 😀

10) Il SIGNORE o il destinatario della tua FedeGli farei notare che, è vero, la divinità è da ricercare in ognuno di noi, solo che alcuni credono di essere davvero dei padreterni per cui, nel passare il messaggio deve esserci stato qualche errore di interpretazione. 

Per questo tag nomino:

gigifaggella

AncoraIo

Aida

Kikkakonekka

Stefan Riznic

PS. Mi sono iscritta da pochissimo su Pinterest e mi chiedevo se qualcuno di voi è anche lì. Sto cercando ancora di capire come funziona, ma sembra carino 🙂

Mega Post ‘Giocoso’: Liebster Award 2015 E Leggi e Vivi Tag Di 25 Domande Sui Libri

Pensavo fossero due giochi diversi anche se si parla sempre di libri, poi ho letto meglio e mi sono accorta che in effetti non lo sono e avevo fatto confusione! Creo un unico post per rispondere a tutto comunque, visto che l’argomento è lo stesso e mi piace 🙂

Dunque, andando per ordine …

Grazie a Chiara di A zonzo fra le pagine per la nomina al Liebster Award 2015 🙂 Procedo a rispondere alle domande poste da lei:

1) Avete l’abitudine di leggere più volte un romanzo? Se si quale romanzo è stato oggetto di questa psicosi?

Abitudine no… Però mi è capitato con la saga di Harry Potter, follia allo stato puro, ho riletto 3 volte i primi due, due volte il terzo e il quarto, poi mi fermai lì causa altri impegni, ma il desiderio di riprendere la ri-lettura c’è ancora anche se è passato tanto tempo… Per quei libri ho un amore incondizionato!

2) Dovete regalare un libro sapendo che colui o colei che lo riceverà ama il genere drammatico, qual è la vostra scelta?

Mmm… Non saprei. Cercherei un thriller, però al momento, anche se è un giallo, mi viene in mente 10 Piccoli indiani di Agatha Christie che è pazzesco dal punto di vista della suspense e per il finale quello si privo di lieto fine!

3) Leggi perchè…..?

C’è un altro modo per vivere qualche ora in un mondo diverso da questo? 🙂

4) Come appuntate i brani dei libri che più vi piacciono?

Da qualche tempo ho preso a mettere orecchiette alle pagine che li contengono, promettendomi di tornarci e ricopiarli, ma spesso però torno solo a rileggerli quando mi ronzano in testa.

5) Kindle mania? Lo avete? Se si, avete registrato un aumento del numero di letture?

Ho l’app Kindle di Amazon, che è stata necessaria per qualche e-book …  Non la adoro comunque, anzi preferisco i libri di carta sempre xD

6) Programmazione dei post: quanto è importante per un blogger?

E’ importante se si vuole tenere un certo ritmo, indispensabile… Allo stesso tempo toglie spontaneità e visto che non sono un giornale non programmo niente, al massimo prendo nota mentalmente dell’ultima volta che ho scritto e di quando vorrei farlo di nuovo … e poi capita di scrivere due post in un giorno o tre in due mesi 😀

7) Quale particolare ti affascina più delle librerie?

Mi piacciono le persone che vagano in religioso silenzio e rispetto degli altri. Quasi non accade più nemmeno nei luoghi sacri… L’atteggiamento di riverenza nei confronti di scaffali e libri fa si che ognuno possa sentirsi a proprio agio qualunque sia il genere che preferisce ed è bello secondo me.

8) Avete a disposizione un coupon di 50 euro: per quali romanzi opteresti?

Ho una wishlist proprio sul desktop del pc…! Ovviamente poi vengo presa da qualcos’altro e quella resta lì ad ingigantirsi. Penso che se avessi un coupon del genere prenderei tutti i libri di Richard Bach che mi mancano comunque 😀

9) Quale libro consiglieresti al tuo peggior nemico?

Qualcuno dei miei libri preferiti ovviamente 😀

10) Hai 2 minuti per convincere una persona che leggere è vita. Cosa le diresti?

Le direi che potrebbe lasciarsi incuriosire da un genere o da un titolo, farsi un giro in una libreria e immaginare che qualcuno di quei libri potrebbe avere risposte ad alcune delle domande che la tormentano. Potrebbe avere un colpo di fulmine con qualcuno di loro così come potrebbe non accadere proprio niente. Le direi di darsi l’opportunità di scoprire un mondo in cui ognuno di noi può trovare una propria dimensione, personalissima, soltanto.

REGOLE DEL GIOCO:

Ringraziare il blog che ti ha nominato.

· Rispondere alle 10 domande.

· Nominare altri 10 blog.

· Porre 10 domande.

· Comunicare la nomina ai 10 blog scelti.

Perdonatemi se ne scelgo solo 5 perché ho delle nomine da fare anche per l’altro gioco e giro le stesse domande alle quali ho risposto io… Ecco i blog, spero vi faccia piacere partecipare sempre così per divertirci a conoscerci meglio 🙂

crisnelpaesedeilibri

antoniodileta

elenagozzer

ilperdilibri

lazonafrank

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Il secondo gioco a cui sono stata invitata a partecipare è Leggi e Vivi Tag di 25 domande sui libri creato da raccontidalpassato e ringrazio Erik di Occhi al futuro per avermi nominata 🙂 Ecco le domande:

1) Come scegli i libri da leggere?

Di solito hanno un’attinenza con un mio stato d’animo o qualcosa che mi ronza in testa. In genere comunque mi guida la curiosità o certe volte dei veri e propri colpi di fulmine!

2) Dove compri i libri: in libreria o online?

Principalmente in libreria, online se quel libro lì non è presente.

3) Aspetti di finire la lettura di un libro prima di acquistarne un altro oppure hai una scorta?

No, mi capita di acquistarne anche mentre ne sto leggendo un altro. Se me ne capita tra le mani uno che cercavo non me lo lascio scappare!

4) Di solito quando leggi?

La sera prima di andare a dormire, o al massimo di pomeriggio se ho del tempo libero. Non mi piace leggere di mattina, ho questa fissa quasi da sempre!

5) Ti fai influenzare dal numero delle pagine quando compri un libro?

No, se voglio quel libro non importa quante pagine abbia… nel caso ci metto solo più tempo a finirlo xD

6) Genere preferito?

Non ne ho uno in particolare, un tempo avrei detto i gialli, ma adesso romanzi più in genere.

7) Hai un autore preferito?

Si, ed è Richard Bach *_*

8) Quando è iniziata la tua passione per la lettura?

I libri mi hanno incuriosita e affascinata da sempre, per quel che ricordo, anche se non sono una lettrice assidua come vorrei comunque…

9) Presti i libri?

Eeeehm. Nota dolente! Sono gelosissima dei miei libri, li presto se so che quella persona ne avrà cura come farei io xD

10) Leggi un libro alla volta oppure riesci a leggerne diversi insieme?

Assolutamente uno per volta. Non riesco proprio a lasciare le cose in sospeso…

11) I tuoi amici/famigliari leggono?

Si, i familiari meno, i miei amici sicuramente.

12) Quanto ci metti mediamente a leggere un libro?

Non penso di poter fare una media… alcuni libri sono rimasti sulla mia scrivania per mesi, altri solo pochi giorni… dipende da un milione di variabili!

13) Quando vedi una persona che legge (ad esempio sui mezzi pubblici) ti metti immediatamente a sbirciare il titolo del suo libro?

Ehm, si. Solo che sono un po’ cecata e spesso lascio perdere per non sembrare fissata!

14) Se tutti i libri del mondo dovessero essere distrutti e potessi salvarne uno soltanto quale sarebbe?

Tra quelli che ho letto e conosco senza dubbio il Gabbiano Jonathan Livingston di Bach. Lui ha salvato la vita a me, non potrei non ricambiare.

15) Perché ti piace leggere?

Domanda simile a quella dell’altro gioco… Semplicemente non c’è altro modo per vivere esperienze e avventure che mai e poi mai potrebbero capitare nella realtà. Inoltre quando si legge ci si trasferisce temporaneamente altrove e quando si torna, come da ogni viaggio, casa propria sembra un posto diverso, più stimolante, con altre opportunità e si vive guardando le cose con occhi nuovi.

16) Leggi libri in prestito (da amici o dalla biblioteca) o solo libri che possiedi?

Si anche in prestito. E’ stato sempre un modo per fare scoperte interessanti visto che di mio quel libro per milioni di motivi non lo avrei mai preso. Inoltre una volta letto e restituito devo comprarlo… Non riesco a non avere libri che ho letto xD

17) Qual è il libro che non sei mai riuscito a finire?

Ebbene… questa è una grave macchia nella mia carriera da lettrice. Non ho mai finito Uno, nessuno e centomila di Pirandello. Anzi, lo cominciai appena e lo abbandonai perché non riuscivo a concentrarmici su. Era più forte di me. Per mia difesa forse posso dire che ero troppo piccola per una lettura del genere, però ho intenzione di riprenderlo!

18) Hai mai comprato un libro solo perché aveva una bella copertina, e cosa ti attrae nella copertina di un libro?

No anzi è raro che trovi una copertina che mi piaccia, nonostante adoro il libro. Infatti quando da piccola ebbi in regalo il primo libro di Harry Potter lo lasciai sullo scaffale per settimane prima di iniziarlo. La copertina davvero non mi ispirava xD

19) C’è una casa editrice che ami particolarmente, e perché?

Nessuna, però grazie al mondo di wordpress ho avuto la possibilità di conoscere qualche casa editrice indipendente, di quelle fuori dai grandi marchi ma valide e professionali e con titoli interessanti.

20) Porti i libri dappertutto (ad esempio in spiaggia o sui mezzi pubblici) o li tieni “al sicuro” dentro casa?

Si, specie se si tratta di un viaggio lungo. E’ bello sapere di avere con sé sempre quella porticina che ti fa fuggire dal mondo per un po’.

21) Qual è il libro che ti hanno regalato che hai gradito maggiormente?

La saga di Harry Potter decisamente…

22) Come scegli un libro da regalare?

Beh prima di tutto deve essere un libro che ho già letto. Secondo cerco di capire se è nelle corde della persona a cui vorrei regalarlo, se potrebbe apprezzarlo e ha qualche attinenza con lei.. Un libro è il regalo più bello che si possa fare, ma si tratta anche di una scelta delicata perché è un po’ come regalare anche un pezzetto di se stessi all’altro.

23) La tua libreria è ordinata secondo un criterio, o tieni i libri in ordine sparso?

Si è ordinata per autori preferiti. Ho intenzione però di cambiare, non so ancora come 🙂

24) Quando leggi un libro che ha delle note, le leggi o le salti?

Le leggo anche se non le adoro. Interrompono la lettura, ma delle volte sono necessarie per capire cosa si sta leggendo.

25) Leggi eventuali introduzioni, prefazioni e postfazioni dei libri o le salti?

Una volta le leggevo, così per andare in ordine, ma mi sono resa conto che mi annoiavano troppo e non vedevo mai l’ora di iniziare il libro vero e proprio… Adesso le salto alla grande, ci torno quando finisco di leggere il libro di cui ho già un’idea personale.

 

Eccoci alle regole, che sono praticamente le stesse:

-nomina almeno 5 blog a cui fare le domande
-cita sempre il blog che ha creato il tag
– ringraziare con un articolo il blog che ti ha taggato
– avvisare i blog che hai taggato

lo stesso vale per i blog che nomino qui, sarebbe divertente conoscervi meglio partecipando al gioco, se vi fa piacere 🙂

laurarosa3892

raffaelepetrillo

lasteledirosetta

zzzorro

lucia250

 

 

Questione Di Principio (Di Indeterminazione)

” […] se il mondo sub-atomico vive in una realtà indeterminata finché non c’è un osservatore esterno che la fa collassare in uno stato determinato, allora – volando (ma nemmeno tanto) con la fantasia – potremmo sostenere che l’intero universo vivrebbe in uno stato di indeterminazione quantistica se non ci fossero osservatori intelligenti che lo osservano. Il che, detto in maniera più rude, vuol dire che, se non ci fossimo, l’universo non sarebbe quello che è. I filosofi si divertono molto con queste domande che imbarazzano tremendamente i fisici, e rappresentano questi paradossi con un esempio: “Che rumore fa un albero che cade nella foresta, se non c’è nessuno in ascolto?”

Non è il campo della fisica che studio questo, ma per quanto non ne sappia tantissimo la quantistica mi ha sempre affascinata, così come ogni cosa che ha a che fare con paradossi, esperimenti e tentativi di spiegare cos’è questo strano tutto che ci circonda, che chiamiamo realtà. Non mi dilungo in troppe spiegazioni, per approfondire c’è il link in basso dell’articolo da cui ho tratto anche la citazione. Il fatto è che quando l’ho letto ho fatto un salto dalla sedia per quanto mi è sembrato interessante e spero di incuriosirvi un po’.

Il succo della questione è che nel mondo sub-atomico certe cose non funzionano come in quello macroscopico. Lì regna l’indeterminazione. Vabè, si, anche qui. Ma non in quel senso. Indeterminazione intesa come se cerco un elettrone che gira intorno al nucleo di un atomo quello appare davanti ai miei occhi nel punto esatto in cui sto guardando. Tipo, pensate che vi siete persi il vostro maglioncino preferito. Voi aprite l’armadio, finché è chiuso voi non sapete dove cavolo si sia cacciato, è uno stato di indeterminazione, e puff quello appare davanti a voi. Il maglioncino stava vibrando insieme a tutti gli altri capi del vostro guardaroba in una realtà indefinita che è andata a determinarsi a causa del fatto che l’avete osservata.

Indubbiamente spostare dal micro al macro-mondo certi meccanismi è un lavoro in cui (per adesso) si impiega più fantasia che scienza. Allo stesso tempo ci si chiede perché mai dovrebbe essere diverso. E’ possibile che man mano ci si occupi di particelle di dimensioni maggiori, meno queste sono sensibili allo stato di indeterminazione. Esagerando nel ragionamento i fisici addirittura sono arrivati ad ipotizzare che la Terra stessa, al pari dell’elettrone, potrebbe esistere e non esistere in qualsiasi punto della sua orbita intorno al Sole in mancanza di noi osservatori intelligenti.

Allora è partita la mia fantasia. Il fatto che ogni cosa può esistere e non esistere nello stesso istante non è un’idea così nuova. Mi viene in mente la filosofia, la cultura orientale. Affermano cose molto simili. Il mondo è quello che appare ai nostri occhi. Il giorno non esiste senza la notte, il coraggio si accompagna alla paura, lo yin allo yang, gli opposti si riuniscono nel tutto. Nulla esiste senza il proprio contrario. Addirittura, pensavo a cosa si dice a proposito delle maschere, che cambiano in base a chi o a cosa ci relazioniamo. Immaginate di essere l’unica persona in vita sulla Terra. A parte il fatto che sia di una tristezza unica, cosa o chi pensate potreste essere in mancanza di osservatori esterni?

A questo punto mi spingo ancora un po’ oltre in questo volo della mente e mi ricollego all’articolo che ho letto, che fa l’esempio di una mano di un gioco di carte.

Vi trovate davanti ad un bivio, una scelta. Due strade. Intuite i risvolti e le conseguenze dell’incamminarsi verso l’una o l’altra. Non sapete con certezza cosa vi aspetta alla fine di entrambe. Dovete scegliere però. Anzi, addirittura le scelte sono tre. Esiste quello che si chiama lo “scenario zero”, ovvero la “non scelta” che è pur sempre una scelta e comporta delle conseguenze. La realtà davanti a voi è in uno stato di indeterminazione. Può essere così come la immaginate o diversa, di molto, di poco. Poco più avanti dei vostri piedi coesistono la vittoria e la sconfitta, così come il non partecipare affatto. C’è la buona riuscita di un vostro progetto così come il suo fallimento, c’è il bacio a fine serata così come lo schiaffo. Ogni cosa è possibile e non lo è nello stesso momento.

La questione, da decenni resta sempre una e una soltanto. Non ci si gira intorno. Non c’è modo di saperlo in anticipo. Finché non aprite la scatola il gatto, nonostante ci si scervelli e si consultino indovini e carte, oroscopi e lanci di monete, che ci si affidi alla statistica o all’esoterismo, alla religione o al pensiero razionale, è sia vivo che morto. E questo è l’unico punto fermo da cui non si scappa.

Il resto vi ronza intorno come se fosse una lucciola impazzita. A voi soltanto, il compito di provare ad afferrarla.

Scienza.fanpage.it – Infinite realtà? Una scoperta conferma i paradossi della fisica quantistica

Io Mi Chiedo Questo

I giornalisti e tutti quelli che si occupano di media danno risposte in genere e, soprattutto, cercano domande. Le cercano negli sguardi delle persone, nella loro rabbia, nei gesti. Colgono impressioni e sguardi. Dei più, il cui sguardo cupo è riflesso, rimbalzato dagli occhi di altri e le cui parole sono copiate, riassunte e rimescolate con qualche emozione del momento, ma propria. Allora senza badare a troppi particolari dal tutto se ne cava una sola domanda più grande. Ed una sola, si spera abbastanza esaustiva, risposta. Anzi no, due. Due campane. Due aspetti contrapposti, due schieramenti, due punti di vista, due persone, due ragazzi, due esseri umani, due famiglie, due dolori, due silenzi urlati senza troppo rispetto, due età entrambe minori della mia. E poi, le stesse paure. E la reale possibilità che diventino fatti sui quali combattere con le parole battaglie davvero molto più lunghe di quelle che invece in pochi istanti si decidono e decretano un sopravvissuto, da una parte o dall’altra, in un tempo insufficiente per pensare.

Questa mattina ho sentito uno di quelli che si occupano di media dire che la mia è una città particolarmente difficile. In un moto di rabbia ho iniziato a pensare alle parole che ho scritto prima e poi alle mie domande.

Perché deve esistere per forza nell’immaginario collettivo una città più difficile di altre, il che non è assolutamente vero?

Perché deve esistere una sola grande domanda e non tante altre sfaccettature che meriterebbero e tanto di essere svelate e urlate un po’ allo stesso modo?

Perché devono esistere dei mostri e non qualche esame di coscienza in più, pesi e misure sfalsati e non umanità per chi, quando capita si trovi dall’altro lato, non suscita nemmeno un minimo di emozione in tutte quelle persone che dimostrano così platealmente di averlo davvero un cuore?

Perché c’è il bisogno impellente di generalizzare sempre su tutto e tutti? Che poi da qui nasce infine la necessità di difendere il lavoro di tutti per il gesto di uno, o la serietà di una città per gli errori di un altro, un out-out così stretto che non lascia spiraglio alla difesa di una cosa ancora più importante, per me, il diritto di tutti a non dover più sentire soltanto tutta una serie di piagnistei e ad una ricerca molto più seria, concreta e razionale della verità.