Esprimi un desiderio.

Artist Perfectly Captures The Intimate Magic Of Living Alone | HuffPost Life
picture by yaoyao

C’è un passaggio di Aladdin che nel vedere e rivedere il film mi è rimasto in testa, quello in cui il Genio della Lampada, quando Aladdin esprime il desiderio di diventare un principe per fare colpo sulla figlia del Sultano, lo ferma dal finire la frase, perché lo sta esprimendo male. Lì per lì Aladdin non capisce, ma il Genio gli spiega che in quel modo al massimo sarebbe sembrato un principe, ma non lo sarebbe stato, di fatto. Lo spinge quindi ad essere più preciso nell’esprimere il desiderio.

A volte penso che se all’improvviso un Genio magico mi chiedesse quali sono i miei desideri mi troverebbe del tutto impreparata. Un po’ come è sempre stato quando negli anni ho spento candeline di compleanno e qualcuno mi ha fermata prima di soffiare dicendo devi prima esprimere un desiderio! Momenti di panico. Così, in pochi secondi, su due piedi. Mille domande. Mi butto su un desiderio di amore universale e salute per tutti? Troppo generico. Un desiderio solo per me, per me e qualcun altro? E su cosa? Chiedere di far avverare qualcosa di quasi impossibile contando sul fatto che l’Universo sia benevolo con me in un giorno speciale o puntare su qualcosa di facile, solo un piccolo aiuto per qualcosa in cui potrei riuscire da sola? Bel dilemma.

In entrambi i casi mi sarebbe sfuggito il fatto che il problema dei desideri è che possono avverarsi e che se non si desidera bene si rischia di ritrovarsi in situazioni ben meno piacevoli di quelle immaginate. Un desiderio nasce da qualcosa che nella nostra realtà non ci soddisfa e ci fermiamo poco a calarlo in qualcosa che pur sempre realtà deve essere. Insomma, si tende a dimenticare i dettagli, il contorno, i contro, che ti sorprendono come i postumi di una sbornia ai quali non avevi pensato mentre cantavi e ridevi e volavi leggera su discorsi in realtà pesanti come macigni sul cuore.

In ogni caso oggi desiderare è diventato obsoleto e mentre lo scrivo il Genio scuote la testa deluso. Forse per i limiti che il desiderio si porta dietro, forse per i limiti di un mondo diventato insoddisfacente e privo di risposte e di punti di riferimento, senza scendere nei dettagli che nemmeno conosco bene di cose come la Legge di Attrazione e Legge di Assunzione, sembra che vada per la maggiore il manifestare. Non nel senso di protestare per dei diritti, (magari in senso lato si). Manifestare significa pensare a ciò che si desidera ardentemente, con tutti i dettagli, visualizzare la situazione nella quale ci si vorrebbe trovare, vedercisi dentro, provarne le emozioni come se stesse accadendo davvero, come se si avesse già ciò che in questo modo si starebbe chiedendo all’Universo. Poi, alla fine, lasciare andare il pensiero, non ossessionarsi, non attaccarcisi. L’idea alla base è che normalmente si attirano a sé cose, persone e circostanze che incosciamente provochiamo attraverso gesti, parole e pensieri, come se l’Universo (viene chiamata in gioco anche la fisica quantistica, il principio di indeterminazione della realtà) vibrasse intorno a noi in infinite possibili strade che ci si parano davanti giusto nel momento in cui le stiamo osservando.

La cosa che più mi ha colpita è il fatto che, secondo queste teorie, non è qualcosa che decidiamo di fare. Senza saperlo, manifestiamo in continuazione. Il dialogo con l’Universo sarebbe continuo, solo che con buona probabilità lo indirizziamo male attraverso la preoccupazione, l’ansia, la rabbia, le convinzioni, le credenze. In effetti è stato provato scientificamente che il nostro cervello stabilisce in base ai pensieri più ricorrenti delle connessioni più forti tra determinate aree del cervello a loro collegate e questo ci spingerebbe ad interpretare la realtà così come ce la aspettiamo, quindi condizionarla. Questo mi fa pensare. Ammetto che anni fa ero cintura nera di incosciente ottimismo, ero legata ad una sorta di fiducia interiore che qualsiasi cosa fosse successo, sarebbe andata bene. Questa fiducia è vacillata, morta, risorta, si è nascosta, si è buttata di testa, ha avuto slanci niente male, ma forse da sola non basta. Insomma che sia vero o no ho deciso che una volta per tutte devo imparare a esprimere dei desideri come si deve. Allenarmi per la prossima candelina, la prossima visita del Genio se nel frattempo non cambia lavoro, nel dubbio, lasciare qualche indicazione all’Universo su chi vorrei essere, con chi, dove, quando, fare la mia parte, che non si sa mai.

Punti di riferimento

stelle cadenti desideri san lorenzo

Una volta lessi da qualche parte, a proposito delle stelle cadenti, che se una stella sta “cadendo” forse quello non è esattamente il momento migliore per chiederle qualcosa. Questa considerazione mi colpì talmente tanto che subito la feci mia, che di stelle cadenti e desideri non ci ho mai capito granché.

Non conosco bene le usanze e le leggende che si raccontano riguardo le stelle cadenti, ma ricordo che forse solo una o due volte in vita mia devo aver rivolto il naso all’insù alla ricerca di un qualsiasi tipo di corpo celeste inciampato in qualche piega del cielo e solo per l’evento astronomico in sé che effettivamente è molto affascinante.

Insomma mi è venuto un dubbio e da esso delle domande.

Tipo, quanto possa far piacere ad una stella essere additata e fotografata in un momento del genere. Magari, che ne so, le farebbe piacere avere un po’ di privacy.  Al massimo ricevere un saluto veloce, un cenno con la mano, un sorriso, al posto dei migliaia di frammenti di voci senza suono dei pensieri dei suoi fortunati osservatori.

Ce lo vedo, quel desiderio. Spaventato e grondante di sudore mentre cerca di restare aggrappato alla coda della stella verso la quale è stato espresso. Tiene gli occhi fissi e spalancati davanti a sé sul buio che il suo matto mezzo di trasporto sta per squarciare, mentre cerca di schivare frammenti e polveri incandescenti che continuano a staccarsi dalla stella che così si consuma, nel suo viaggio a contatto con l’atmosfera.

Il desiderio va nel panico a furia di chiedersi cavolo ci faccio qui? E dove diavolo finirò quando questa cosa qui si sarà distrutta del tutto? Quasi rimpiange l’odore pungente e caldo del legno del cassetto nel quale è rimasto chiuso tutta la vita.

Non sono del tutto sicura che una stella cadente sia il posto giusto per un mio desiderio. Sono tempi difficili e per un desiderio quello può essere un viaggio anche troppo stressante. Originale, avventuroso, ma stressante. Potrebbe preoccuparsi di atterrare e non di avverarsi, sano e salvo.

Tempi difficili, dicevo.

Un’ipotesi si fa largo tra i miei vagheggiamenti.

E se avessimo frainteso tutto? Le leggende, le storie, dico.

Magari gli antichi hanno messo in mezzo questa cosa dei desideri espressi durante le notti attraversate dalle stelle cadenti proprio per il motivo opposto. Forse l’intento era quello di rimettere i desideri al loro posto, incastonati nel blu della notte, nel caso una stella cadente li avesse per sbaglio tirati giù da lì nella sua folle e velocissima corsa iniziata da qualche parte nell’Universo.

In fondo i segreti non si raccontano alla prima stella che passa. E i punti di riferimento diventano sempre più rari. L’idea che un desiderio mi osservi e mi guidi dall’alto qualsiasi cazzata io stia per fare mi piace molto di più.

Altrimenti, il desiderio dalla regia annuisce, molto meglio il cassetto.

 

GuestPost di Febbraio su Principesse Colorate: di Faccende Domestiche e Matematica

Bloggers!

Breve, brevissimo, un post iper-concentrato.

Giusto il tempo di metter la testa fuori da pesanti impegni universitari.

E’ online il mio Guestpost di Febbraio per Principesse Colorate. Ho provato a mettere insieme due cose che di solito vengono considerate noiose per vedere cosa ne usciva fuori. In realtà una cosa simile l’avevo già scritta anche qui. Parlo delle faccende domestiche e della matematica e di una cosa che in realtà vale in tutti i casi un gruppo di persone può lavorare in sinergia per far funzionare qualcosa.

Come?

Beh, agendo nel modo che è il migliore non solo per se stessi, ma anche per gli altri componenti del gruppo. Che siano i membri di una famiglia, dei coinquilini, colleghi di lavoro… Il matematico John Nash sosteneva che non ostacolandosi a vicenda e cooperando si raggiunge l’obiettivo comune più in fretta e ottenendo i benefici migliori.

L’articolo è Le pulizie di casa non sono un’opinione, proprio come la matematica.

A presto!

Spero.

Sul Filo Del Rasoio (Di Occam)

“A parità di fattori, la spiegazione più semplice è quella da preferire.”

Questa è la formulazione più nota e famosa del principio del Rasoio di Occam. William of Ockham era un frate e filosofo inglese che nel XIV secolo pensò ci fosse da frenare l’entusiasmo di troppi pensatori che tiravano fuori troppe teorie con troppe ipotesi con conseguenti troppe conclusioni che poi tra loro di diverso avevano ben poco.
In pratica senza questo principio a scuola avremmo dovuto imparare teoremi inutilmente complessi e lunghi, infatti, per fortuna, adesso si trova alla base del moderno pensiero scientifico. Si parte da ipotesi e si arriva con deduzioni che sono giusto quelle strettamente necessarie, alla tesi. Niente di più e niente di meno, il che è anche confortante, perché vuol dire che non si è forzata la mano per giungere ad un risultato, né che questo ultimo sia vago e campato in aria.

Diciamo che a me è venuto in mente il signor Occam perché se potesse mi manderebbe al diavolo in questo momento senza darmi nemmeno il tempo di replicare. Più in generale, infatti, la questione è che complicarsi la vita è inutile. E lo so, non ci voleva lui per ricordarlo. Per tenerlo a mente, tuttavia, lo trovo abbastanza efficace.

Complicarsi la vita significa perdersi nel labirinto delle supposizioni quando si cerca a tutti i costi di darsi una spiegazione per un qualcosa che è avvenuto e non si è ben capito come. Si pensa e ripensa sempre alle stesse cose, si rimurgina, si rimanda indietro il film centinaia di volte con il rischio di consumarsi la testa, se ne analizza ogni dettaglio al microscopio del tempo che si spreca in un lavoro che alla fine, puntualmente, fa che si arrivi ai titoli di coda senza aver trovato ancora un senso abbastanza soddisfacente da darci un taglio con quella storia, per sempre. Ci si chiede dei perché assurdi, si tirano in ballo eventi causali che non finiscono mai per affluire naturalmente tra quelli realmente accaduti ma fanno si che oltre al film nella nostra testa si inizino a girare i remake, che poi si sa, non sono mai belli come l’originale a cui sono ispirati. Bisognerebbe smettere di pensarci e andare avanti, come se nulla fosse accaduto, è vero, ma sarebbe davvero possibile se almeno le domande la finissero di tendere agguati ogni volta che si prova seriamente a distrarsi e dedicarsi ad altro. Di una spiegazione si ha bisogno ed è impossibile far finta di niente. Cosa avrei potuto fare o dire affinché andasse diversamente? In quale limbo finiscono i ci sarò? Come si può non prendersi cura di qualcosa di bello? E così via.

Il respiro incontra il vetro freddo che separa da ciò che si vorrebbe poter rimettere in sesto, ma che ormai è perso. Perciò se prima almeno era possibile ancora guardare, pur senza toccare o intervenire in qualche modo, adesso pian piano le immagini iniziano a sfocarsi e confondersi. L’unica e sola rimasta nitida è quella al di qua del vetro. Il risultato dell’evento è quel che si è e si ha intorno a sé. La soluzione più semplice, sempre a detta di Occam, non è la più superficiale, ma quella che sembra vera, che coincide perfettamente con quell’unica immagine che ci racconta com’è che è andata, nel modo più lineare possibile. Questo discorso, in fondo, ha molto a che fare con l’essere consapevoli e la capacità di vedere le cose per quelle che sono.

Messa così pare addirittura facile. Lo sarebbe davvero, in realtà, soltanto se il vero problema non fosse in fondo la paura di dimenticare.

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Questione Di Principio (Di Indeterminazione)

” […] se il mondo sub-atomico vive in una realtà indeterminata finché non c’è un osservatore esterno che la fa collassare in uno stato determinato, allora – volando (ma nemmeno tanto) con la fantasia – potremmo sostenere che l’intero universo vivrebbe in uno stato di indeterminazione quantistica se non ci fossero osservatori intelligenti che lo osservano. Il che, detto in maniera più rude, vuol dire che, se non ci fossimo, l’universo non sarebbe quello che è. I filosofi si divertono molto con queste domande che imbarazzano tremendamente i fisici, e rappresentano questi paradossi con un esempio: “Che rumore fa un albero che cade nella foresta, se non c’è nessuno in ascolto?”

Non è il campo della fisica che studio questo, ma per quanto non ne sappia tantissimo la quantistica mi ha sempre affascinata, così come ogni cosa che ha a che fare con paradossi, esperimenti e tentativi di spiegare cos’è questo strano tutto che ci circonda, che chiamiamo realtà. Non mi dilungo in troppe spiegazioni, per approfondire c’è il link in basso dell’articolo da cui ho tratto anche la citazione. Il fatto è che quando l’ho letto ho fatto un salto dalla sedia per quanto mi è sembrato interessante e spero di incuriosirvi un po’.

Il succo della questione è che nel mondo sub-atomico certe cose non funzionano come in quello macroscopico. Lì regna l’indeterminazione. Vabè, si, anche qui. Ma non in quel senso. Indeterminazione intesa come se cerco un elettrone che gira intorno al nucleo di un atomo quello appare davanti ai miei occhi nel punto esatto in cui sto guardando. Tipo, pensate che vi siete persi il vostro maglioncino preferito. Voi aprite l’armadio, finché è chiuso voi non sapete dove cavolo si sia cacciato, è uno stato di indeterminazione, e puff quello appare davanti a voi. Il maglioncino stava vibrando insieme a tutti gli altri capi del vostro guardaroba in una realtà indefinita che è andata a determinarsi a causa del fatto che l’avete osservata.

Indubbiamente spostare dal micro al macro-mondo certi meccanismi è un lavoro in cui (per adesso) si impiega più fantasia che scienza. Allo stesso tempo ci si chiede perché mai dovrebbe essere diverso. E’ possibile che man mano ci si occupi di particelle di dimensioni maggiori, meno queste sono sensibili allo stato di indeterminazione. Esagerando nel ragionamento i fisici addirittura sono arrivati ad ipotizzare che la Terra stessa, al pari dell’elettrone, potrebbe esistere e non esistere in qualsiasi punto della sua orbita intorno al Sole in mancanza di noi osservatori intelligenti.

Allora è partita la mia fantasia. Il fatto che ogni cosa può esistere e non esistere nello stesso istante non è un’idea così nuova. Mi viene in mente la filosofia, la cultura orientale. Affermano cose molto simili. Il mondo è quello che appare ai nostri occhi. Il giorno non esiste senza la notte, il coraggio si accompagna alla paura, lo yin allo yang, gli opposti si riuniscono nel tutto. Nulla esiste senza il proprio contrario. Addirittura, pensavo a cosa si dice a proposito delle maschere, che cambiano in base a chi o a cosa ci relazioniamo. Immaginate di essere l’unica persona in vita sulla Terra. A parte il fatto che sia di una tristezza unica, cosa o chi pensate potreste essere in mancanza di osservatori esterni?

A questo punto mi spingo ancora un po’ oltre in questo volo della mente e mi ricollego all’articolo che ho letto, che fa l’esempio di una mano di un gioco di carte.

Vi trovate davanti ad un bivio, una scelta. Due strade. Intuite i risvolti e le conseguenze dell’incamminarsi verso l’una o l’altra. Non sapete con certezza cosa vi aspetta alla fine di entrambe. Dovete scegliere però. Anzi, addirittura le scelte sono tre. Esiste quello che si chiama lo “scenario zero”, ovvero la “non scelta” che è pur sempre una scelta e comporta delle conseguenze. La realtà davanti a voi è in uno stato di indeterminazione. Può essere così come la immaginate o diversa, di molto, di poco. Poco più avanti dei vostri piedi coesistono la vittoria e la sconfitta, così come il non partecipare affatto. C’è la buona riuscita di un vostro progetto così come il suo fallimento, c’è il bacio a fine serata così come lo schiaffo. Ogni cosa è possibile e non lo è nello stesso momento.

La questione, da decenni resta sempre una e una soltanto. Non ci si gira intorno. Non c’è modo di saperlo in anticipo. Finché non aprite la scatola il gatto, nonostante ci si scervelli e si consultino indovini e carte, oroscopi e lanci di monete, che ci si affidi alla statistica o all’esoterismo, alla religione o al pensiero razionale, è sia vivo che morto. E questo è l’unico punto fermo da cui non si scappa.

Il resto vi ronza intorno come se fosse una lucciola impazzita. A voi soltanto, il compito di provare ad afferrarla.

Scienza.fanpage.it – Infinite realtà? Una scoperta conferma i paradossi della fisica quantistica

*…A.A.A. Diavoletto Di Maxwell Cercasi…*

Il diavoletto di Maxwell è un esperimento mentale nato per provare a confutare il secondo principio della termodinamica. Quello per cui, per dirla rievocando un’immagine estremamente comune, tra un corpo caldo e un corpo freddo il calore fluisce sempre dal primo verso il secondo e mai viceversa finchè non raggiungono la stessa temperatura. Ed è impossibile che da uno dei due continui a fluire calore riscaldando di più l’altro. Poi di enunciati ne esistono diversi, ma questo è il più familiare.

In generale però si dice anche che in un sistema isolato l’entropia non può che crescere o restare invariata, e mai diminuire. Tempo fa (caspita, 2 anni fa, e chi se lo ricordava…) ne riportai una spiegazione in questo post. L’entropia è una misura del disordine di un sistema. Basta pensare ad una goccia di inchiostro lasciata cadere in un bicchiere d’acqua. Le particelle di inchiostro iniziano a diffondersi in maniera disordinata finchè non raggiungono un nuovo equilibrio miscelandosi all’acqua. E’ impossibile, però, che quelle particelle, così, all’improvviso, prendano iniziativa e tornino indietro a ricostituire una goccia.

Non sarebbe un processo spontaneo. Non è il naturale modo di evolversi del sistema. Un processo irreversibile non può tornare indietro di testa sua, al massimo ci si deve spendere altra energia per farglielo fare.

diavoletto

Allora nacque questo esperimento mentale, ideato dal fisico Maxwell. Mi affascina sempre l’idea di mettersi dall’altra parte di un ordine precostituito e provare a vedere se esiste un’altra possibilità, un altro punto di vista. Era una sorta di ribellione a questo principio fondamentale. Mettiamo che esista un diavoletto, dotato di grande abilità e velocità e di una vista molto acuta. Si potrebbe prendere un contenitore diviso in due parti da una piccola botola, ogni parte riempita con lo stesso gas.
Vedendo una particella di gas muoversi più velocemente delle altre, lui aprirebbe la botola facendola passare dalla parte sinistra a quella destra, richiudendo subito dopo. Così, di testa sua. Impedendo che accada il contrario. A furia di far aumentare il numero di particelle a destra, in quella parte lì andrebbe ad aumentare anche la temperatura.

Ecco qui. La possibilità di riscaldare un corpo senza utilizzare altra energia. La possibilità di creare l’ordine dal disordine. Il gas disposto in una sola parte invece che vagante in due. Sovvertire un equilibrio spontaneo. Come se quello stesso diavoletto potesse ricreare la goccia di inchiostro mandando tutte le sue particelle in una direzione precisa, tutte belle in fila ordinate.

Sarebbe una cosa grandiosa. Se si avesse a disposizione un diavoletto del genere, si potrebbe realizzare qualunque cosa. Andar contro le logiche. Passare dal caos all’ordine, come ci pare e piace. Decidere di prendere una direzione qualunque, senza alcun limite.

Purtroppo, già a livello mentale, teorico, la cosa non funzionerebbe. Figuriamoci dei mille problemi sul pratico. Eh si, perchè sto diavoletto avrebbe bisogno di vedere quello che fa. Avrebbe bisogno di luce, quindi, di energia dall’esterno. E il famoso principio si riprende la sua rivincita mandandoci a quel paese. Vince lui, di nuovo.

Niente diavoletto, dunque, l’esperimento fallisce. Non è possibile impedire ad un sistema di raggiungere il suo naturale equilibrio. La direzione è unica. La freccia del tempo, ovvero l’entropia, prosegue inesorabile.

E noi qui. No, non la famosa canzone. L’entropia è un concetto che si estende a qualunque campo, non solo la fisica. Di processi irreversibili se ne potrebbero contare a migliaia. Che facciamo noi, allora?

Sempre tante scelte davanti ed un’unica direzione. Ad ogni scelta ne segue un’altra, sempre in maniera più o meno consapevole. Il tempo non torna indietro. Come l’acqua di un fiume che va sempre verso valle. Si è mai visto un fiume che sale su una montagna? No. Servirebbero delle pompe idrauliche. Energia.
E noi saltelliamo da un equilibrio all’altro. Ciò che siamo,vogliamo e facciamo lo rendono unico e soltanto nostro. Fermi sempre nello stesso punto è impossibile stare per troppo tempo. Il sistema si espande, si evolve. E cerca un equilibrio. Se ci si illude di rimaner fermi basta guardarsi un attimo intorno e rendersi conto che si sta andando avanti per inerzia.

Qualche volta scegliere è facile, altre difficile. Giornate intere, mentre si è apparentemente fermi, a pensare cosa sia meglio tra ciò che conviene e ciò che è giusto. Perchè poi c’è da considerare anche che la soluzione equilibrata non è detto sia anche la migliore per tutti. Teoria dei giochi docet. E la confusione e il caos ti prendono e tutto ciò che desidereresti è quel dannatissimo diavoletto. Che non esiste. Tutte le idee girano a vuoto perchè, intanto, il caos è diventato una specie di tromba d’aria e stanno girando su se stesse, mentre tu cammini nell’unica direzione che ti è concessa.

Ma in ogni tromba d’aria che si rispetti, però c’è la famosa zona di quiete, giusto al centro del vortice.

Quando ti va, puoi sempre buttare un occhio lì dentro.

Lì c’è silenzio e sereno. Puoi lasciare che i pensieri sfiorino quella pace. In fondo che male fa un esperimento mentale.
Una piccola anteprima di ciò che sarà quando, finalmente, il nuovo equilibrio sarà giunto.

*… Automatic, I Imagine, I Believe …*

Quella povera macchina fotografica ha ancora la lingua di fuori cercando di riprendere aria per quanto l’ho fatta faticare, ma alla fine ci sono riuscita! In particolare la seconda l’ho fatta con lo zoom al massimo e sono venute abbastanza bene anche le zone d’ombra del nostro caro satellite…
La terza, invece, l’ho presa da un video che feci l’anno scorso, a maggio, in occasione di un evento simile, video perchè la videocamera ha uno zoom decisamente più grande e volevo approfittarne. La pubblico per provare che la luna rosa/viola l’ho vista davvero! Questa volta è stata effettivamente del suo solito colore, ma bella lo stesso…

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Luna, stelle… pensavo all’astrologia. Agli oroscopi di tre-righe-tre che impieghi più tempo a capire cosa vogliono intendere che a leggerli. Credo che gli oroscopi più sono brevi, più sono inventati, perchè viene ricercata la frase ad effetto e sono ben lontani dall’astrologia che, sebbene non sia una scienza, penso qualcosa di fondato ce l’ha. E’ qualcosa legato all’energia, quella di cui siamo fatti noi e il resto dell’universo. E mi piace pensare che ci sia qualcosa di più oltre a tutto ciò che abbiamo deciso, da secoli, di inquadrare in quello che è il metodo scientifico. D’altronde i nostri occhi non riescono a distinguere nulla che non sia compreso in un determinato spettro luminoso. Non ricordo bene qual è l’intervallo di tempo in particolare, ma non possiamo nemmeno riconoscere un oggetto che ci viene mostrato per un tempo inferiore ad esso. Non sappiamo tutto del mondo. Ciò che non vediamo possiamo immaginarlo e se nemmeno nella nostra testa appare un’immagine, una qualsiasi, ci limitiamo a pensarlo e basta. E in qualche maniera esiste anche solo per quello. Ricordo che al terzo anno di liceo tormentai il mio prof di filosofia su questi concetti. Dovevo fargli ammettere che Harry Potter esiste. Ci riuscii e ricordo che tornai a casa con un sorriso che non finiva più.

La bellezza è negli occhi di chi guarda. [J.W.Goethe]

Senza nulla togliere alla luna, però, è incredibilmente vero. E’ sempre il momento dell’osservazione che definisce le cose. Essendo io della Bilancia, un po’ esteta, beh, le cose belle, l’armonia, me le vado proprio a cercare. Sono anche ascendente Leone, per cui per fortuna riesco a tornare nel pratico quando mi perdo troppo. In qualche maniera i segni zodiacali colgono le attitudini preponderanti di una persona. Nessuna stella ti dirà se domattina passeggiando sotto a dei balconi ti cadrà un vaso in testa e nessun astrologo serio pretenderà mai che ciò che afferma sia oro colato. E infatti mi sta simpatico Paolo Fox.


Nella tua mente, attraverso i tuoi occhi, la vedi? E’ la fantasia… E magari questa notte possiamo dimenticare tutto e potrebbe essere come il paradiso…
Per la fantasia vivi, muori, sanguini…? Dillo, dì in cosa credi… dillo a me… E’ automatico, immagino, credo.