Tu Sei La Regola, Si, Ma Anche L’Eccezione (?!)

Diciamo che nel bel mezzo di deliri pre-esame ogni tanto vengono fuori questioni anche abbastanza interessanti.

C’è un certo spiegamento di forze ormai, lo sanno tutti, a favore del sii te stesso, su questo pianeta sei unico, irripetibile, originale e fantastico, non sprecare la tua vita. E soprattutto, non omologarti alla massa. Stanno lì a ricordartelo abbastanza spesso i vari esperti d’aforismi su facebook, Violetta, le locandine della Marina, Carla su Real Time e quasi tutte le serie di telefilm sparse sugli altri canali, oltre al Papa, la tua cantante preferita, il libro che ami di più, interi reparti di saggistica sul tema nelle librerie e la tua coscienza.

Poi, allo stesso tempo, nel medesimo preciso istante, devi anche ricordare con una certa convinzione e consapevolezza che mai e poi mai rappresenti un’eccezione in questo mondo o almeno in quello conosciuto (da te). Non devi sperarci, non devi porti domande che inizino con e se fosse che… e robe simili. Sei la regola. La regola non si fa troppe domande, la regola è regola e basta. Se poi sei anche l’eccezione che conferma la regola, allora sei fregato, devi metterti a cercare una strada solo tua che non sia né l’eccezione, né la regola e neanche un altro paradosso ancora.

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45 pensieri su “Tu Sei La Regola, Si, Ma Anche L’Eccezione (?!)

  1. insomma devi fare un sacco di cose, talmente tante, che nessuno ha mai tempo per ricordarti, semplicemente, di vivere la tua vita…

    (premessa posticipata, non ho visto il filmato perchè da qui abbiamo youtube blindato -> fatta anche la rima [+1 mi piace] )

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  2. ho visto recentemente questo film e mi è piaciuto. fino a quando, come il classico film americano che si conclude con l’ovvietà, lei (la “sfigata” della situazione) e lui (il “bullo” che casualmente si redime)…si innamorano. guarda un pò. e lì va a farsi fottere tutto il principio portante della pellicola. ahimè.

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    • Beh si in effetti trovare un finale per un film del genere è difficile e si rischia il banale, ma a guardarlo bene poi non è così banale perché alla fine loro non scoprono di essersi innamorati in maniera “classica”, se non a furia di sentirsi senza alcuna aspettativa l’uno sull’altro…

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      • vero, però lei alla fine diventa la famosa eccezione..e nella realtà quante volte potrebbe capitare una situazione tale? pochissime…perciò secondo me cade tutto il discorso fatto precedentemente durante tutto il film 🙂

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      • Da un lato si, dall’altro ti dice stai tranquilla che se l’eccezione accade non sarà stato perché non ci hai dormito la notte, è solo capitato. Lei diventa l’eccezione senza pensare di esserlo a priori 🙂

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  3. le cose stanno ben peggio, è un circolo vizioso, la massa omologa al solo fine di creare eccezioni, eccezioni che a loro volta si omologano per creare fronti alternativi in cui emergere significa tornare alla massa iniziale. Il tutto condito in salsa “interessi di bottega”.

    Carla Gozzi è emblematica, sprona le donne all’individualismo valorizzante ma lo fa attraverso costosi corsi che di fatto omologano, anche il papa enfatizza l’individuo ma lo fa esortando la massa a pregare in coro

    TADS

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    • Come dire che chi si dichiara anticonformista si sta conformando ad un’altra massa, che non è la maggioranza, ma pur sempre una massa…
      Aspetta ma nel caso del Papa la massa è un mezzo.. no? Nel caso di Carla diventa suo malgrado un fine.
      Non c’è un modo per uscirsene dal paradosso, mi sa.

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      • mi intrometto perchè non riesco a digerire completamente il concetto…
        “ogni forma di comunicazione è omologante”

        non riesco/voglio credere che ogni forma di comunicazione sia dottrinale.

        Il confronto (che dovrebbe rientrare nella categoria della forma di comunicazione) per esempio se “onesto” non dovrebbe esserlo.

        cioè non dovrebbe ad ogni costo aspettarsi come risultato finale un omologazione…

        o sbaglio?

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      • l’omologazione non è disonesta, cioè, non è detto che lo sia sempre, è sempre interessata, questo sì.

        mi spiace crearti problemi alla digestione ma se mi porgi un tangibile esempio di comunicazione NON omologante facciamo prima, dubito tu ci riesca.

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      • io non intendevo dire che l’omologazione è disonesta, mi avvicino alla riga successiva, non è detto che lo sia sempre così come il suo contrario..

        ci provo:

        A- Devo scegliere tra X e Y, voi cosa ne pensate?
        B- A me piace x perchè…..
        C- A me piace y perchè….
        A- ok, grazie ci penserò su..

        ora potrebbe passare anche che A chiede aiuto per cercare uniformazione di pensiero e decidere così come che A chieda aiuto per avere maggior informazioni per decidere meglio

        Potrebbe passare che B o C dicano la loro nell’intento di convincere A a pensarla come loro ma allo stesso tempo dicano la loro solo come pura esposizione del loro pensiero.. e che la decisione di A non produca poi effetti elettrici al cervello di B e C

        non so, potrebbe reggere come esempio??

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      • p.s. questo tipo di non digeribilità è in realtà un piacere perchè mi da modo di pensare o analizzare da altri punti di vista e quindi al reputo più che positiva e piacevole..

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  4. è sempre un piacere anche per me,

    nell’esempio che hai fatto il concetto omologante è la scelta tra Y e X,
    spero di spiegarmi, è quasi impossibile sottrarsi alle logiche della comunicazione omologante, roba da eremiti, è possibile arginare, ridurre, mantenere alta la guardia per non farsi travolgere ma niente di più.
    Se non ti omologano con un prodotto possono farlo con un indirizzo politico, alimentare, filosofico, religioso, ecc. ecc. La comunicazione è nata per omologare, è la sua natura, la sua essenza. Chi apre un blog (per esempio) si omologa ad una forma di comunicazione, a prescindere dai contenuti che posta, ripeto, è quasi impossibile rimanerne fuori

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  5. Allora personalmente concordo che la comunicazione è omologante nel senso che rende tutti partecipi di un dato gruppo che usa quel tipo di comunicazione, la quale è alla base della civiltà.

    L’omologazione linguistica però è comunque qualcosa che condiziona, eppure senza di essa non potremmo esprimerci e non saremmo diversi dagli animali i quali hanno altre forme di comunicazione che omologano in toto il singolo al gruppo, mentre per noi umani possiamo dire che in linea di massima conteniamo una certa separazione tra il singolo e la comunità. O meglio tutto ciò vale se pensiamo alla civiltà occidentale in quanto nei villaggi tribali la differenza tra pubblico e privato non esiste e quindi come un ape un membro di un villaggio è molto più di un normale membro di una società.

    Poi ecco tra gli assiomi della comunicazione c’è un qualcosa di molto semplice che ricorda Aristotele, è la base di scienza delle comunicazioni:

    Tutto è comunicazione, anche non volendo comunicare si finisce per comunicare.

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    • ai tempi di Aristotele il mondo non era gestito dalle multinazionali e da potentati economici/pupari che tirano le fila della umanità

      io parlo di comunicazione moderna, quella che indirizza usi, costumi, mode, tendenze, assetti culturali, indottrinamenti politici, tecnologia mirata. Parlo della comunicazione che crea scuole di pensiero, ideologie, quella che individua un target e lo gestisce, quella che vincola ad ancore di appartenenza a ogni livello. Se un ragazzino si presenta a scuola senza un particolare smart, senza un particolare zainetto e senza una particolare marca di scarpe… viene emarginato dal gruppo. La comunicazione inizia ad omologare prima ancora della nascita.

      La comunicazione moderna è sempre finalizzata a scopi di parte, gli scopi di parte sono SEMPRE omologanti

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      • La questione dell’omologazione in effetti mette sotto un altro aspetto ciò che provavo a dire nel post… E’ interessante perché in questo modo il paradosso si percepisce molto meno e mi sa che allora tutto sta alla nostra testa e a ciò che ci dice di fare 🙂

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    • E’ vero e mi capita spesso di pensarci… Credo che sia quasi impossibile fare delle distinzioni nette… Forse è davvero nostro non tanto quel che recepiamo dal mondo, dai media, dalle persone ma il modo in cui tutto questo va a collegarsi, articolarsi per poi trasparire da noi.

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