Chi Sei, Charlie?

L’altro giorno ho visto una vignetta, c’era un Maometto visibilmente preoccupato seduto sul lettino dello psicologo che si chiedeva com’è che gli altri profeti hanno followers con più senso dell’umorismo e lui no.

La cosa che preoccupa me, invece, è l’enorme confusione che regna tra tutti noi che siamo stati spettatori di quel che è successo. Da chi ha sentito gli spari fino a tutti quelli che come me hanno appreso il fatto ad esempio alla radio, tra una canzone e l’altra, tornando a casa a fine giornata. Tutti d’accordo sul non si uccide, specie chi è disarmato. Poi però le opinioni viaggiano su sensazioni diverse.

C’è che così, d’istinto, in tanti si sentono Charlie, come se di fondo fosse stata ucciso il potere, anche potenziale, di ognuno a dire ciò che vuole su chiunque. Da qui c’è il comunque non lo farei oppure satira si, ma non si offende. 

Chi stabilisce se una cosa è offensiva o meno? Chi decide se chi si offende lo fa a ragione o a torto?

Poi, guardando bene, in controluce, c’è pure il voglio sia la libertà di esprimermi che quella di offendermi. Sarebbe lo stesso dire che una religione è più rispettabile di un’altra. Siamo proprio sicuri che se ad esser preso di mira fosse il cattolicesimo, la Curia non avrebbe proprio, ma proprio niente niente da ridire?

C’è chi pensa che il problema sia il terrorismo e non la religione perché non tutti gli islamici sono criminali, altri per cui si, non sono tutti criminali ma alcuni sono integralisti e quindi è pure peggio. E’ vero che tutti i terroristi sono estremisti o che tutti gli estremisti pur non essendo terroristi cercano in un modo o nell’altro di imporre la propria cultura emarginando gli occidentali, alla faccia dell’integrazione?

Qualche voce d’altro canto afferma io non sono Charlie, che c’ho il mutuo da pagare, guardiamoci bene in faccia per favore. Sul web, sotto al viso di un poliziotto ucciso compare la frase si però io sono morto per difendere la libertà d’espressione di chi prendeva in giro la mia stessa religione. Poi magari da chissà quale aldilà starà imprecando perché quello gli è toccato e basta, che aveva mutuo e famiglia pure lui.

Una cosa soltanto ho capito, ed è che questi attentati hanno spogliato miriadi di false convinzioni e tutti nudi, adesso, si corre qua e là per provare a ripararsi dietro le poche spiegazioni rimaste in piedi, dopo uno scossone del genere. E’ questo che mi par di vedere. Confusione pazzesca. Quel senso di smarrimento e disillusione nei confronti di politica, religione e società occidentali che ha portato alcuni in Europa ad arruolarsi tra le fila di guerre sante. A me tutto questo fa spavento.

M’è preso quasi da piangere guardando tutte quelle matite alzate al cielo, ma se sono o no Charlie sinceramente non lo so. E non so nemmeno se sono una follower con più senso dell’umorismo d’altri, che alla fine il livello di fastidio lo percepiamo tutti ad altezze diverse. Diverse come le emozioni che questa storia ha suscitato in ognuno, come le religioni, come le convinzioni, come le culture, come i confini tra libertà e rispetto…

Davvero, ma come si trova un metro di giudizio unico in tanta diversità?

Vorrei riprendere dall’inizio tutto, e capire sul serio Charlie chi è.

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10 pensieri su “Chi Sei, Charlie?

  1. Sai, anche io sono rimasta perplessa riguardo tutto. Tutte quelle idee contrastanti esposte in questi giorni, tutte opinioni che si fossilizzano su un dettaglio diverso di una stessa storia. Alla fine però io penso che #jesuischarlie sia nato per difendere una libertà che è stata uccisa insieme a molte persone. Tutte quelle matite alzate mi hanno fatto pensare che tutti siamo Charlie a prescindere da quanto siamo o no d’accordo con la satira, con la politica,con le idee religiose o quant’altro. Quelle persone erano lì per dire che siamo stati tutti vittime ma non molliamo.
    Forse ho idealizzato troppo…ma guardando la folla di oggi questo ho pensato.

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  2. Non si può e secondo me neppure si dovrebbe trovare un metodo di giudizio unico… io penso che tanta diversità sia dovuta unicamente ad altrettanta superficialità… è la libertà di parola… ognuno può dire ed esprimere il suo pensiero o come nella maggior parte dei casi riportare quello di altri, spesso così per solidarietà o per non sentirsi diversi… di tutti i commenti e pensieri che leggiamo pochi, pochissimi hanno una base e un fondo di conoscenza e sono frutto di pensiero o ragionamento.. molti sono istinto, altri sono sensazione, altri scalpore, altri semi per orti che si vogliono coltivare… (il mio compreso eh, sia chiaro)..

    conoscere bene la storia e le dinamiche è qualcosa di complicato e di dispendioso se non altro in termini di tempo, quindi tutte quelle voci che oggi si sentono chiamate in causa perchè associate ad un diritto reale o ipotetico spesso esprimono il loro parere sull’ideologia e non sui fatti, ne consegue che c’è confusione, di pensieri e di opinioni… ma questa è quella libertà di parola che tanto si difende e che tanto si invoca…

    alla fine non sempre è unicamente ed esclusivamente una cosa buona, non ricordo chi ma ricordo che in passato qualche mente definì la libertà di parola come il diritto a produrre rumore… che poi questo rumore a volte sia chiasso e frastuono e altre melodia… è un fatto, secondo me, da accettare… in nome della libertà..

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    • Per quante conoscenze possano esserci dietro un parere, la parte istintuale è quella prevalente (di solito). Anche il giudizio superficiale è una reazione alla paura. Poi magari ci si informa e si corregge il tiro, ma la Babele di sensazioni nata a causa di questi attentati è più che ovvia secondo me. Poi dovrebbe essere chi ci informa a fare un po’ di storia e punti razionali, invece si soffermano sul bambino in braccio all’uomo che l’ha salvato, che è bello si, ma non dovrebbero aggiungere emotività a tanta già così spontanea.

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  3. io sono sempre per la libertà di parola ovviamente nel rispetto di tutti
    Riguardo questa tragedia mi sono posta tante domande e ho trovato una risposta solo ad alcune
    Una cosa è certa..il terrorismo fa paura perchè non lo si può prevedere..e sarà difficile fermarlo
    Buon sabato 🙂

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    • Fa paura perché non si tratta più di nazioni o popoli contrapposti, qualcuno che è d’accordo con le loro idee e modi di fare può stare ovunque e sempre più cercano di venire in contatto con il mondo occidentale, anche nei video, messaggi…
      Grazie, buon weekend a te!

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  4. Ecco che leggo anche il tuo pezzo, dopo i tuoi commenti.
    Credo che la cosa più importante sia proprio questa, farsi le domande, anziché livellarsi a un pensiero semplice, emotivo e a volte un po’ distratto. Poi chissà se esistono le risposte, chissà se esiste davvero un metro unico in tanta diversità.

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    • Non mi capita spesso di scrivere di attualità e una ricchezza enorme l’ho trovata nel condividere con te ed altri riflessioni e paure riguardo questi avvenimenti, che temo prenderanno ancora pieghe che non mi piacciono per niente. Basti pensare che ogni tanto esce qualche nuovo video di propaganda (con i bambini pure…. ), i media raccontano le cose a metà (la storia delle cooperanti) … mi guardo intorno ed è un disastro. Abbiamo le nostre piccole-grandi voci e un potere enorme, quello di confrontarci e porci ancora tante domande…

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